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La storia del mito... |
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Quando, il 24 novembre del 1991, la morte portò
via Freddie Mercury, si ebbe l'esatta idea di quanto
fosse grande il successo raggiunto dai Queen nel
mondo intero.Tutto ha inizio in un pomeriggio d'estate
del 1970 nella capitale mondiale del rock, Londra.
Protagonisti di una delle più esaltanti avventure
della storia della musica sono: Brian May, studente
di fisica astronomica; Roger Taylor, iscritto a
medicina; Freddie Mercury (vero nome Frederick Bulsara),
laureando in arte e design, Johm Deacon, l'ultimo
a unirsi al gruppo, vero genietto dell'elettronica.
Chiuse le esperienze fallimentari con le precedenti
band (Brian e Roger militavano negli Smile, mentre
Freddie c'aveva provato prima con gli Ibex e poi
con i Wreckage) e scelto il nome, i quattro iniziano
una lunga serie di esibizioni live. Tre anni di
fuoco che culminano nel primo contratto discografico
con la Emi. Quando l'omonimo album d'esordio arriva
nei negozi di dischi , i Queen hanno un look tipicamente
glam, ma non sono una glam band. Nella loro musica
si fondono stili diversi, ma la stampa britannica
non ne rimane impressionata e liquida l'opera prima
come "uno dei tanti dischi hard rock ispirati
ai Led Zeppelin". A differenziarli dalle altre
band dell'epoca è l'approccio con il pubblico:
gli altri giocano a fare i dimessi, loro no. Al
centro delle esibizioni c'è un frontman dirompente;
travolgenti dal vivo, chiusi in uno studio di registrazione,
si trasformano in macchine da guerra. Nel 1974 pubblicano
ben due album (Queen II e Sheer Heart Attack) che
li proiettano nel firmamento delle superstar in
Inghilterra, america e Giappone. Le polemiche con
la stampa non sono certamente assenti, ma polemiche
a parte, i quattro passano da un trionfo all'altro.
Clamoroso il caso di Bohemian Rhapsody, il pezzo
che più di ogni altro sintetizza la loro
filosofia musicale. Cori da opera, armonie vocali
raffinatissime e lo spettacolare suono rock della
chitarra di May lasciano di stucco gli stessi programmatori
delle radio che , prima di essere inondati di telefonate
dai fans, si rifiutano di trasmettere il brano.
Il sigillo finale a una popolarità in continua
crescita arriva con News Of The World (1977), l'album
di We Will Rock You e We Are The Champions, due
canzoni-inno utilizzate in tutto il mondo per celebrare
le vittorie sportive nelle arene e negli stadi.
In seguito trionfano con Jazz (1978), poi registrano
un disco dal vivo mozzafiato, Live Killers (1979),
lavorano alla colonna sonora di Flash Gordon e sfiorano
i record di incassi con l'album The Game. I Queen
hanno ormai una sola missione: superare se stessi.
Obiettivo raggiunto grazie allo spettacolare singolo
Under Pressure, registrato con David Bowie in Svizzera.
Uno di fronte all'altro, davanti allo stesso microfono,
David e Freddie incarnano due modi diversi di intendere
l'arte visiva del rock: nordico e imperturbabile
il primo, passionale e mediterraneo il secondo.
Chiusa la parentesi da solista di Roger Taylor,
iniziano i lavori di preparazione per Hot Space
(1982) un album di transizione che segna una brusca
virata verso atmosfere marcatamente dance. Il mezzo
passo falso viene dimenticato con due anni più
tardi con l'album The Works, il disco di Radio Ga
Ga e I Want To Break Free. Ma il momento clou arriva
nel luglio '85, quando la Regina surclassa tutti
i partecipanti al Live Aid (concerto benefico per
l'Etiopia) con un'apparizione fulminante. 17 minuti
di medley dei classici del gruppo, entrati a pieno
titolo nella storia del rock. A supporto di A Kind
Of Magic (1986), tra l'altro colonna sonora del
film Highlander, la band organizza uno show senza
precedenti: palco di dimensioni mai viste, amplificazione
potentissima e un impianto luci capace di illuminare
a giorno un intero quartiere, sono gli ingredienti
di un tour che si chiuderà il 9 agosto a
Knebworth, davanti a 250mila persone in delirio.
Una sera davvero speciale, che segna la fine del
mito live dei Queen. Da allora la band non suonerà
più in pubblico. Il lento ma inesorabile
virus dell' HIV ha già colpito, ma Freddie
ancora non lo sa.Cinici come al solito, i tabloid
inglesi iniziano il gioco delle indiscrezioni sullo
stato di salute del vocalist. Voci che rimbalzano
da una parte all'altra del pianeta, suffragate dall'assenza
di un tour dopo la pubblicazione di The Miracle
(1989). Un'ulteriore conferma arriva dal drammatico
incontro tra la band e alcuni membri dei vari Fan
Club: Freddie è irriconoscibile, con il volto
tirato come mai. Intorno a lui il gruppo fa quadrato,
sostenendo la tesi della stanchezza e della necessità
di un lungo periodo di riposo, ma con il passare
dei mesi la situazione diventa insostenibile. Chiusi
in studio a registrare Innuendo, ennesimo campione
di incassi, i Queen cercano di esorcizzare con la
musica il momento più difficile della loro
carriera. Portare a termine l'album non è
un'impresa facile, ma alla fine ce la fanno. Quello
che nel gennaio 1991 esce in tutto il mondo è
un lavoro splendido, che recupera la dimensione
epica dei primi dischi. A chiudere il compact, un
pezzo dal titolo emblematico: The Show Must Go On.
I mesi che seguono la pubblicazione di Innuendo
sono un susseguirsi di voci e mezze smentite e di
fotografie "rubate". Fino al comunicato
stampa in cui Freddie ammette la malattia. Poche
ore dopo se ne va...Cinque mesi più tardi,
il 20 aprile 1992, lo stadio Wembley di Londra ospita
uno dei più grandi eventi live degli ultimi
vent'anni: accompagnati da Brian, Roger e John,
decine di artisti rieleggono i classici della Regina.
Una serata indimenticabile, con un'immagine simbolo
che colpisce l'immaginario collettivo: quella del
Duca Bianco, David Bowie, e Annie Lennox che si
fissano negli occhi lucidi dopo una versione da
brividi di Under Pressure.
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